Visualizzazione post con etichetta ex-pat. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ex-pat. Mostra tutti i post

lunedì 10 agosto 2015

Voglio andare a casa, la casa dov'e'?

Oggi mangio all'aeroporto di Liverpool.
Ci sono diversi ristoranti, ma alla vista delle jacket potato non posso che considerare la mia ricerca terminata con successo. ^_^
Spuds, come le chiamano a Belfast, sono uno dei cibi che mi fanno sentire a casa. Comfort food da ex-pat, ma pur sempre comfort food.
Anche ieri ho avuto la stessa sensazione mangiando spaghetti alle vongole sul 41esimo parallelo.
Allora avevo pensato: roba da italiano, anzi, roba da terrone, ma oggi questa nuova sensazione mi ha spiazzato. Cosa sono mo'?
A quale luogo appartengo?
Forse a nessun luogo, perché i luoghi non ci appartengono e viceversa. Ci raccolgono soltanto. 

E allora le notti di filosofia e parolacce sarebbero state le stesse sotto qualsiasi cielo.

Le analisi politiche da birra e noccioline sarebbero finite negli stessi inspiegabili modi.

E saremmo stati giovani comunque, ovunque.

I luoghi a cui pensiamo sono invece soltanto ricordi.

Casa é una mappa astrale di facce, musica, abbracci, amici e nemici.
É una striscia di Andrea Pazienza senza paesaggio né prospettiva. Una moltitudine di parole e volti scoordinati e fuori cornice, ma con un preciso senso di insieme.
Luigi

giovedì 9 luglio 2015

Altrove, un'altra volta.

Cento, mille addii…
Anzi duecento, duemila addii.
Gli addii sono sempre doppi qui: andata e ritorno. Come i biglietti aerei, che anche quando sai di non tornare conviene comunque comprarli A/R.
Difficile abituarsi, ma se non fosse così non sarebbe un addio.

Tu comunque sei il "frequent flyier" dell’addio e conosci tutti i trucchi del mestiere:
- riconosci sempre la fila più’ veloce,
- non pensi mai all’addio prima che stia accadendo,
- razionalizzi il bagaglio per un controllo rapido e efficiente,
- ti focalizzi sul qui ed ora.

Ciò nonostante finisci sempre col dimenticarti gli spicci nella giacca al metal detector, ed il viaggio diventa piano armonico dell’addio, la volta che amplifica e proietta la solitudine di chi non vuol essere solo.

Almeno non ora, almeno non qui.
Luigi


venerdì 17 agosto 2012

Contromano

Sono quasi quattro anni che vivo a Belfast, ormai la potrei definire una seconda casa. Lo so, suona strano, stona, ma in fondo è così. Come quando ci si rende conto che un terzo della propria vita la si passa dormendo, difficile ammetterlo...

Non torno spesso in Italia e, dall'ultima volta, sono passati otto mesi. Inutile dire che il mio primo pit-stop è stato al supermercato: frutta, verdure e  insaccati... quanto mi mancano gli insaccati!

Monto sul motorino, lasciato in eredità a mio fratello insieme a Bruschetta, la mia 205. Dopo aver tristemente realizzato coi miei occhi che la macchina è definitivamente defunta, constato che pure il motorino è messo male (mai lasciare i propri affetti a persone non fidate).

Seguendo il dolce flusso del traffico cittadino tutto scorre liscio, ma basta un caffè (quant'è buono il caffè in Italia) bevuto nel bar un po' più in periferia, accompagnato dalle chiacchere con quell'amico che, anche se non lo senti mai, è il primo che vuoi vedere e riabbracciare, ed ecco che scatta l'errore! Giro la chiave, mi rimmetto in carreggiata e un deficiente mi si sta per schiantare contro invadendo chiaramente la mia corsia, la sinistra... Vabbuò ripiego in corner e condivido...

Drive carefully (always) and keep the right (in Italy)...