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lunedì 10 agosto 2015

Voglio andare a casa, la casa dov'e'?

Oggi mangio all'aeroporto di Liverpool.
Ci sono diversi ristoranti, ma alla vista delle jacket potato non posso che considerare la mia ricerca terminata con successo. ^_^
Spuds, come le chiamano a Belfast, sono uno dei cibi che mi fanno sentire a casa. Comfort food da ex-pat, ma pur sempre comfort food.
Anche ieri ho avuto la stessa sensazione mangiando spaghetti alle vongole sul 41esimo parallelo.
Allora avevo pensato: roba da italiano, anzi, roba da terrone, ma oggi questa nuova sensazione mi ha spiazzato. Cosa sono mo'?
A quale luogo appartengo?
Forse a nessun luogo, perché i luoghi non ci appartengono e viceversa. Ci raccolgono soltanto. 

E allora le notti di filosofia e parolacce sarebbero state le stesse sotto qualsiasi cielo.

Le analisi politiche da birra e noccioline sarebbero finite negli stessi inspiegabili modi.

E saremmo stati giovani comunque, ovunque.

I luoghi a cui pensiamo sono invece soltanto ricordi.

Casa é una mappa astrale di facce, musica, abbracci, amici e nemici.
É una striscia di Andrea Pazienza senza paesaggio né prospettiva. Una moltitudine di parole e volti scoordinati e fuori cornice, ma con un preciso senso di insieme.
Luigi

lunedì 5 marzo 2012

Mangia come parli: la cucina Italiana all'estero

La presenza di un ristorante Italiano é d'obbligo in qualsiasi cittá del mondo. Come pioniera della globalizzazione, la pizza ha raggiunto ormai da tempo qualsiasi angolo del pianeta.

Benché ogni italiano sappia quanto la nostra cucina sia il risultato di prodotti freschi e locali, si ostina a mangiare nei ristoranti Italiani all'estero. Forse per il solo gusto di dire: "il ragú non si fa cosí" e finire per discuterne animatamente con un altro italiano. In realtá nessuno dei due ha mai cucinato il ragú, ma come é quello di mammá ...

Si tratta di un argomeno preso molto seriamente dai nostri amici esteri: essere italiani implica essere poco meno di uno chef professionista, per "diritto di nascita". Uno, ad esempio, si é talmente mortificato per aver aggiunto del pepe sulla pizza in presenza di italiani in un ristorante italiano che, quando ricordiamo insieme quell'episodio, mi dice ancora "Sorry".

I limiti culturali che ostacolano l'integrazione "gastronomica" riguardano la percezione di completezza del pasto. Gli Italiani spesso considerano un pasto completo solo se c'é la pasta, mentre in molti paesi del nord questo succede con la carne.
Ne consegue che anche i piatti cucinati all'italiana tra stranieri devono avere un po' di carne.
Nascono, così, delle improbabili accoppiate come gli "Spaghetti con polpette", immagine cliché della cucina italiana e mai visto dalle nostre parti. Senza contare una ricchissima varietá di ricette traducibili in italiano con la sola parola "pollo".
Io e Laura abbiamo scoperto in Massacchussets che si possono riempire anche 2 pagine di menú con tanti nomi "fancy" da dare al pollo.
La dicitura Main Course, (Piatti Principali: all'estero non si fa distinzione tra primi e secondi) molto spesso potrebbe essere tradotta come "Chicken Course" senza fare torto a nessuno.


Piuttosto, un antipasto (o contorno? mah...) che di Italiano non ha neanche il nome é la Cesar Salad, imprudentemente tradotta talvolta come "insalata di Cesare", anch'essa presente nei menú di ogni ristorante italiano a Belfast.
Incuriosito dal nome classicheggiante, una volta l'ho ordinato. É pollo.