lunedì 29 dicembre 2025

Highlights 2025 ✨

🧶 Diciotto secondi: il filo rosso di quest'anno. Un racconto. Il mio primo racconto.

🌪️ Il deserto, il vento, la sabbia che si infila ovunque, Nadia in bilico sulle dune. Poesia.

🙃 Un treno preso nella direzione sbagliata, perché troppo assorbiti in chiacchiere e racconti.

🍷 Una cena a Edimburgo con tre amici, sei portate e quasi altrettante bottiglie di vino.

🕳️ Una notte da sola a scrivere in una stanza d'albergo senza finestre. Quando il budget scarso ti fa precipitare in una dimensione uterina, dove le emozioni possono esistere senza filtri.

🤣 Lo show di Luca Bizzarri e gli addominali che facevano male per le risate anche il giorno dopo.

🍜 Dei noodles slurpati in compagnia di titoli sulla minaccia di una terza guerra mondiale e un summit diplomatico per evitarla.

🤍 Un bignè farcito di crema allo zabaione.

🍰 Una sorpresa, una fetta di torta di Sal de Riso, un raffreddore fuori stagione, i dolci di Ottolenghi.

🧐 "Sei overdressed." "Sei tu che sei underdressed." Battute da commedia di Oscar Wilde in tempo reale.

🛍️ Un weekend lungo a Newcastle e Durham; il freddo che ci ha fatto comprare cose; Audrey che mi ha venduto la gonna che sarebbe diventata la più bella della festa.

🥂 La festa della Repubblica italiana alla National Gallery, tra Caravaggio, amici e flûte di Ferrari.

🚄 L'Eurostar per Brussels!

🧭 Guidare in Scozia.

🍸 Pisco sour, ceviche, ambulanza, allergia alla pizza, Globe Theatre, storie di spie, arrivederci che non avrebbero dovuto trasformarsi in addii: il riassunto di tre giorni a Londra - per una volta - da turista.

🥟 Soup dumplings, pod scomodi, vecchie amiche e buonissimi incontri, in una sera di mezza estate a Belfast.

🪄 Ogni cosa illuminata, ogni cosa colorata dalla mia amatissima luce del Nord in una Oslo estiva e sfavillante.

🌊 Il mare d'inverno quando inverno ancora non è - fine agosto allo Slieve Donard.

🧩 "Bisogna sempre cominciare dagli angoli, per rifare il letto," come dice Zerocalcare. Tentativi inutili di comprimere l'affetto in un copripiumone.

🎶 Uomini non allineati - e per questo, molto amati.

🧠 Nadia che spiega: "Mi piace la tua amica A. - sa lasciare spazio." Dieci anni di bambina e di saggezza.

📉 "Mancherai" + "evitamento": le parole più gettonate di quest'anno.

🏰 Cenare in un castello a 40 minuti da Edimburgo; rientrare a "casa", bussare al campanello sbagliato e poi mangiare cioccolato fino alle due di notte.

🌠 Tre giorni a Roma, circondata da amici, ricordi, parchetti di cemento, fantasmi e stelle cadenti.

🎟️Biglietti del teatro: presi al volo, cambiati al volo, condivisi, consigliati, a volte in solitaria.

❤️ Buon 2026 a voi che c'eravate, che ci sarete e... a me, che non ho smesso di vedere, di desiderare, di scegliere le persone, nonostante tutto, sopra tutto.

venerdì 19 dicembre 2025

Margini

Non sono discreta, sono etica.

A volte qualcuno ti apre una porta che con gli altri resta chiusa.
Ti racconta cose che non circolano, che non stanno in nessun discorso pubblico.
Ecco, quindi, che nasce un obbligo etico: non trasformare quella fiducia in un racconto per altri.​

Mi capita spesso di avere un accesso privilegiato a qualcuno.
Vuol dire vedere cose che gli altri non vedono, conoscere dettagli. So che questo crea un potere asimmetrico: il potere di definizione.​

Parlavo con amici diversi, di situazioni diverse.
Tornava sempre lo stesso tema: capire non è il problema. Il problema è usare quella comprensione per fissare qualcuno in un’unica versione, portando fuori dal perimetro della confidenza ciò che esisteva solo lì dentro.

Non viviamo in un sistema chiuso, ed è inevitabile che storie si intreccino. Ma avere questo tipo di accesso significa anche portare più responsabilità: ogni dettaglio che potresti rivelare ha un impatto che non controlli.​

È lì che mi accorgo che esiste un confine invalicabile: c’è un momento oltre il quale non è più racconto, è esposizione. E quel momento, se lo oltrepassi, non lo puoi annullare.​

Quando dico che esistono parole private, intendo questo: parole che appartengono a uno spazio e a un momento precisi, e soltanto a quelli. Non sono segreti in senso classico, non sono fatti né aneddoti da centellinare.
Sono qualcosa di più profondo: un mirino puntato sul “sistema operativo” di una persona, uno squarcio attraverso il quale vedi la vulnerabilità più estrema.
E quello squarcio non spetta a me mostrarlo a nessuno.​

Ad esempio, c’è stata una persona (una soltanto?), tempo fa, che ha occupato molta della mia energia mentale.
Ne ho parlato a lungo, ha attraversato la mia narrazione. Aveva detto una frase, perfetta, che condensava la sua essenza e il senso del nostro rapporto.

Dal punto di vista della scrittura, mi sarebbe piaciuto usarla ovunque.

Ma è rimasta nei miei block notes, e lì resterà. Perché alcune frasi non sono materiale da racconto: servono solo a ricordarti che potresti abusare del tuo potere, e che stavolta hai deciso di no.

C’è anche un’altra considerazione.

Spesso la complessità di un legame viene banalizzata, perché la maggior parte delle persone usa lenti semplici: tragedia o farsa, amore o odio, amicizia o disinganno.

Io non ragiono così.

Per me le etichette sono complesse, stratificate, a più livelli di significato. Le relazioni non stanno in una sola parola, né in una sola versione dei fatti.

Non credo che l’interpretazione più semplice sia sempre quella giusta, soprattutto quando si parla di esseri umani. Preferisco tenere insieme più piani, più letture, più contraddizioni, anche a costo di rinunciare a una narrazione pulita.

Insomma, sono quasi l’antitesi del rasoio di Occam.
Non sarò sintetica, ma almeno non vi rovino nessuno con una spiegazione di troppo.