Ho deciso di regalarmi un profumo nuovo. Vabbe’, non faccio vita sociale – grazie pandemia – ma e’ lenitivo per l’anima indossare una fragranza.
Un po’ di shopping on line qui, un po’ li’… no, ma non puoi acquistare un profumo senza averlo mai annusato e poi - bam! La tranvata. E’ che Oscar Wilde aveva ragione: tu puoi crederti salvo e forte quanto ti pare, poi basta una nota di colore in un cielo mattinale, un odore che avevi dimenticato e che ti porta sottili ricordi, il verso di una lirica caduta nell’oblio, una musica che non suoni da tempo, insomma: da cose come queste dipende la nostra vita.
E la mia, per un certo periodo di tempo, e’ dipesa anche da una specifica acqua di profumo, Blu Notte di Bulgari. Era una sorta di malattia. Conservavo stick profumati nei libri e nei diari. Andavo in giro e ne spruzzavo generose quantita’ sui miei vestiti. Son arrivata al punto della nausea, per il profumo e per la persona che era solita indossarlo. Blu Notte fa parte della mia memoria olfattiva, insieme a Fahrenheit e a Chrome di Azzaro.
Poi c’e’ mia cognata. Vedo poco mia cognata, causa lontananza geografica, ma ogni volta che ci incontriamo non posso fare a meno di notare il profumo che indossa. Non vi nascondo che ne ho comprati diversi tra quelli che è solita usare tuttavia, come funzionano su di lei, su di me, mai. Mia cognata sembra sempre essere uscita da una nuvola odorosa, pure dopo una giornata di lavoro. Arriva, e lascia il segno. Anche nel mio portafogli, che in genere si alleggerisce un po’ al duty free sulla strada del ritorno. E pero’, non riesco mai a ottenere quell’effetto travolgente che - evidentemente senza neppure rendersene conto – ottiene lei.
Fortuna che mi avvio per i 40 e che ho imparato a tenere a bada le mie ossessioni. Non vado piu’ a impregnare pagine di diario con la scusa di voler comprare un regalo, non vado piu’ nelle librerie a leggere libri a scrocco e evito anche di stalkerare le persone per scoprire se possiedono vaporizzatori portatili per rinfrescarsi sulla strada di casa. Certe cose, vanno lasciate all’immaginazione…
giovedì 11 giugno 2020
giovedì 16 aprile 2020
Terremoti
“Immagino che
ciascuno si racconti la storia che riesce a sopportare. È il tempo che
distorce i ricordi, ma poi la mente li modifica anche in funzione di chi siamo
e di chi vogliamo diventare.
La realtà? beh, la realtà è differente, fosse solo per la scala temporale di riferimento. Un
migliaio di giorni per un bacio, cinque settimane per finire a letto insieme. E
poi: sei anni per dimenticarcene, quattro per perdonarcelo, due per ammettere
di aver sbagliato. Questa la magnitudo del nostro rapporto. Come in una scala
Richter dei sentimenti, dove si usano gli anni per misurare l'intensità della
devastazione provocata da un incontro. Sì, direi che funziona. È originale,
sapiente, accurato.
Rewind, torniamo
indietro.
Eravamo
ossessionati e indifferenti, crudeli e teneri, appassionati e malefici. E tutte
le sfumature nel mezzo. Cinici, struggenti, vanitosi, incoscienti, falsi, veri,
grigi e a colori.
Ora, ci potremmo
raccontare di tutto e negare di tutto. Perché è vero che bastava uno sguardo
per accendere i sensi e che non era abbastanza un pomeriggio di lacrime per
farti tornare sui tuoi passi. Potevamo chiacchierare una notte intera senza mai
cedere al sonno e potevamo restare muti per anni, come se non ci fossimo mai
incontrati. Eravamo fatti della stessa sostanza di cui son fatti i sogni:
volatili, evanescenti, senza logica alcuna.
Ormai, ho deciso
cosa sei per me. Sei ciò che mi fa scrivere. Tu, il fantasma che tiene in vita
le mie parole su carta. Finzione, un prop di scena. L'arte pretende faglie in
movimento. Io, una specie di San Francisco che oscilla per le scosse, si
riassesta, butta giù pensieri, poi riprende a vivere come se niente fosse. Mi
piace: uno sconquasso e dei grattacieli. Radici e verticalità.
Passato e futuro.
Vita, di quel tipo che piacerebbe a Bukowski.”
martedì 7 aprile 2020
Il senso di unicità
Mia cugina mi
chiede pezzi intimisti e filosofici. Nel mezzo di una pandemia. Non so quanto
si possa scrivere senza aggiungere scompensi a tristezza. Per dirvi, io erano
tre settimane che avevo interrotto la lettura di Dan Savage. Non che metta di
cattivo umore anzi, ma mi sembrava troppo futile per tenere il passo con le
news sul covid-19.
Poi arriva il
giorno della saturazione, riprendi in mano qualche vecchia abitudine, ti cade
qualche lacrima sulle foto di Berlino 2019 e riapri quei file mai terminati da
anni. Con qualche licenza poetica, ecco a voi:
`Se almeno non
avessimo preso decisioni irreversibili nei mesi passati avremmo reso questo
lockdown più sopportabile con i soliti scazzi. O forse mi illudo. La verità è
che pagherei oro per qualsiasi tipo di normalità, perfino quella che ci vede
intenti a tirarci le pietre più appuntite dai muretti delle nostre incomprensioni.
La normalità del
nostro rapporto altalenante funzionerebbe meglio di quest’insipienza dovuta
alle comunicazioni messe in stand-by. E no, non ditemi che usciamo sui balconi
a cantare, applaudire, fare video chat. Tutto questo non ha niente a che vedere
con noi due, noi che eravamo distanti già prima e che – forse – lo siamo sempre
stati.
Mi illudevo che
avrei trovato la serenità. Via tu, via il dolore. Invece, tu non ci sei e non c’è
più nessuno che mi tenga sveglia la notte a imprecare; nessuno da mandare al
diavolo. Siamo io, i miei pensieri e il covid-19. Che non è un androide
umanoide, nessun finale alla Blade Runner.
Rivoglio indietro
la nostra storia obliqua. Solo il tempo di sopravvivere ad una pandemia. Ho
bisogno di litigare con un essere umano e non con la paura che si insinua sotto
pelle, nello stomaco, nei polmoni. Ho bisogno di sentirmi viva e non sapere di
esserlo solo perché’ domani mi attende un’altra fila al supermercato. Torniamo
sui nostri passi: giusto il tempo di divorare questa solitudine che ci
inghiotte. Avevamo previsto tutto, tranne il mondo che si ferma da New York a
Seul. Non so dove scappare. Siamo tutti impantanati in un eterno presente senza
futuro prevedibile: dammi almeno il conforto del passato.
Una pausa nella
pausa. No, sto mentendo, lo so che ci eravamo detti addio. Ma fingiamo sia
stato solo un arrivederci. La realtà della nostra delusione riesco a toccarla
con mano: basta nemici invisibili, regaliamoci il lusso di un impropero di
persona. A due metri di distanza, ma forse mai così vicini.`
venerdì 10 gennaio 2020
Mamma, quand'è che andiamo in Australia?
Quest'anno mi lancio. Sarò
incosciente e punita per la mia iubris, ma ci devo provare.
Quest'anno ho comprato un paio di voli a ORARI SCOMODI per Nadia. Che
si intende tipo, partenza da Belfast alle 7 del mattino o atterraggio
alle 8.25 di sera. Lo so, per la maggior parte del mondo parliamo di
voli perfettamente normali, ma Nadia non è la maggior parte del
mondo.
Chi mi conosce bene sa che,
prima di avere il ghiro Nadia, ero una viaggiatrice entusiasta. Ho
discretamente girato il mondo e, sebbene a quasi ogni decollo
scoppiassi in lacrime, ho preso un numero incalcolabile di aerei, a
breve lungo e medio raggio. Ho fatto la turista raffinata e
scalcagnata. Insomma, questo per dire che uno dei miei ferrei
propositi in gravidanza era senza dubbio che mai
e poi mai avrei trascorso le ferie a Riccione beach. Già sognavo il Sud Africa, il Brasile o una crociera in
Antartide ecco.
Poi è nata. Ora, i primi
tempi l'unica cosa che vuoi fare è dormire, figuriamoci se pensi a
dover affrontare un jet lag. Ci vivi già immerso senza possibilità
di recupero.
Tuttavia, decisi ugualmente
di testarci come nuova famigliola di tre andando ad Amsterdam.
D'altra parte, a chi non viene subito in mente Amsterdam come meta
perfetta per un viaggio con neonati!
La realtà è che Amsterdam
con un passeggino è un incubo ma questo lo lascio per un'altra
volta.
Comunque sia, ad esser
sinceri, Nadia ha iniziato a dormire tutta la notte per 12 ore filate
quando aveva solo 2 mesi e mezzo di vita. Lo so che per molti di voi
ho vinto alla lotteria. Ma lei è estremamente abitudinaria, e
quando dico estramemente intendo anche di più.
Tra l'altro, puoi
sconvolgerle tutto ma non il sonno. Quando è stanca, quando la sua
routine viene alterata, quando viaggia, quando va a scuola (!) la sua
reazione è sempre una: dormire.
Nadia va in letargo. Per
esempio, quando abbiamo detto addio ai pannolini Nadia è stata in
grado di dormire filato dall 8 di sera alle 11.30+ del mattino per
oltre una settimana. Robe che la mia health visitor ha ricevuto per
la prima volta in carriera telefonate di una madre allarmata perchè
la figlia dormiva anche 16 ore a notte senza colpo ferire.
Come posso mai affrontare
voli intercontinentali, scali e cambi di fuso con una bimba così?
L'anno scorso siamo stati in Spagna. Accidenti a loro, il ristorante
del resort non apriva prima delle 20. Nadia va a letto alle 19.30 max
ora UK. Insomma, nonostante l'aiutino dell'ora in più capirete bene
che non potevo in nessun modo metterla a letto prima delle 21 a voler
essere ottimisti.
La sua reazione?
Sonnambulismo, terrore notturno, confusione mentale, stanchezza
cronica.
Mia figlia va in tilt.
Ricordo la prima volta che
la portammo a Waldmunchen. Osammo arrivare alle 6pm dopo una giornata
di viaggio. Nadia era incontrollabile, piangeva disperata, si buttò
a letto senza cena e si risvegliò il giorno dopo alle 9.
Questa è la mia bambina.
Che io adoro eh, perchè so bene che devo baciarmi i gomiti per
averne una così in dotazione. Tuttavia...
Stamattina si sveglia e mi
fa: "Mamma, quand'è che andiamo in Australia?"
Figlia mia, tu non reggi
un'ora di fuso, come ti posso mai portare in Australia? Io sto ancora
facendo il pari e dispari per il volo di Alicante che parte alle 7, e
tu mi parli dell'Australia?
Perchè lei vuole viaggiare
in realtà. In qualche modo, con mille compromessi, pur muovendoci soltanto in Europa (vicina Europa), Nadia ci ha preso gusto.
Disegna aerei, gioca con il
padre su Google Earth, chiede di andare a Arandelle e in posti con
piscina, vuole vedere con i suoi occhi se è vero che la Russia è
così grande come dicono.
E io non vedo l'ora di
accontentarla.
Specie quando Google Maps
Timeline ti manda il riepilogo dei tuoi spostamenti per il 2019 e il
viaggio in evidenza dell'anno è a Scafati. Potete ridere. Appena
pochi anni fa avrebbe avuto l'imbarazzo della scelta - il caro Google - tra Tokyo, Taiwan, New York e chi più ne ha più ne metta. Ora, mi
sento appagata per esser andata a Berlino con la Zappalà (scusa
Zappalà).
Fatemi solo un favore, voi
che non avete di queste limitazioni: risparmiatemi le vostre
Timeline. Vi odio già abbastanza così! :P
venerdì 6 dicembre 2019
Vanità e delirio a Jerusalem
Sting lo conoscete tutti, vero? Io però solo un annetto fa ho scoperto "Mad about you" e la storia che racconta. Ora, con tutto il rispetto per Sting - che è bravo, che è un gran figo - io non credo che il perno della faccenda sia l'amore folle di re Davide per Bathsheba. È la storia di un grave peccato sì, laddove però il peccato non è la lussuria ma l'abuso di potere. L'esercizio della propria potenza senza tener conto delle conseguenze nelle vite degli altri, per il puro, edonistico piacere di considerarsi superiori a tutti.
Vi racconto la vicenda e vedrete che sarete d'accordo.
I protagonisti son tre: re Davide, Urìa e la di lui moglie Bathsheba.
Tre caratterizzazioni: un monarca vanitoso, un capitano fedele e una donna colpevole di essere bellissima.
Re Davide è nel suo palazzo, non riesce a dormire e passeggia lungo le terrazze nella speranza di conciliare il sonno.
Una guerra infuria alle porte del regno ma lui non è con i suoi uomini. Non esattamente quello che ci si aspetterebbe da un comandante ma tant'è.
Insomma, re Davide passeggia e ammazza il tempo finchè non gli capita di mettere gli occhi su Bathsheba che, inconsapevole, sta facendo il bagno nel cortile di casa propria. Il marito non c'è: è in guerra per conto del re.
Re che non perde un attimo di troppo e manda subito un messaggero a ordinare a Bathsheba di vestirsi come una regina e raggiungerlo nelle sue stanze. Re Davide aveva già nove mogli, non aveva certo bisogno di Bathsheba. Lei è un capriccio, una voglia, un sì che non può diventare no. Il resto è di contorno all'immensa vanità del sovrano.
Io la immagino, Bathsheba, con la sensibilità di una donna moderna ma nei panni di una una di 30 secoli fa. Le verrebbe voglia di mandarlo al diavolo, oh sì. Specie quando, dopo aver fatto i suoi comodi con lei, la rimanda a casa carica di doni.
"Per chi mi avrà preso – avrà pensato Bathsheba – come tutti gli uomini ritiene di potermi comprare, il mio corpo e il mio silenzio. Ecco la considerazione che ha di me."
Bathsheba è poco più di un'ombra: non è una donna volitiva, tuttavia non ci sentiamo di condannarla come moglie infedele. Esegue un ordine del re, come ne avrebbe eseguito uno del marito. Non sente di aver scelta.
E qui torniamo a Davide: si deve attingere a davvero grandi doti, per aver sedotto chi non poteva rifiutare. Ma vabbè. La Bibbia non è Dan Savage, quindi saltiamo pure le connotazioni di ordine sentimentale, la parte sul consenso e via discorrendo.
Pensavate il fattaccio fosse questo? Vi sbagliate.
Succede che Bathsheba resti incinta. Re Davide deve trovare una soluzione veloce per salvare la faccia e l'onore. Allora fa richiamare in permesso premio il fido Urìa, lo rifocilla di tutto punto e, sperando di potergli attribuire poi la paternità del nascituro, gli ordina di passare la notte con la moglie - chè se l'è meritato, bravo il suo soldato.
Solo che Urìa non ci sta: non se la sente di lasciare i servi, non se la sente di abbandonare i commilitoni, preferisce dormire con loro invece di godere delle grazie della sua sposa.
Il piano del re va a monte per la troppa lealtà di quest'uomo. Uno che viene descritto come un militare tutto di un pezzo, onore e mostrine, uno che si permette di dissentire guardando il sovrano dritto negli occhi, non come un subalterno ma da pari.Che misera figura per re Davide, nonostante sia un tiranno che possa fare e disfare a suo piacimento: l'onda si infrange contro lo scoglio, la dignità oscura la forza.
Potrebbe prendersi le sue responsabilità, il re, tuttavia non credo che sia un epilogo contemplato dalle Scritture di 3000 anni fa. Se siete dell'umore adatto, a questo punto potete partire con l'ascolto compulsivo di Sting e accorgervi della cantonata che ha preso. Davide non è innamorato perso di Bathsheba. Qui non c'è il tormento, lo struggimento, un sentimento contrastato. Qui c'è l'esercizio più feroce del potere. Il re può tutto, quindi abusa della propria posizione per far sua la donna di un altro. Il re è padrone quindi decide di rimandare Urìa in guerra, con una missiva per il suo generale: fare in modo che il capitano sia posizionato nella mischia così da morire in battaglia. Urìa cadrà vittima di un'imboscata del nemico, trafitto da 100 spade. Re Davide sposerà Bathsheba e legittimerà il figlio, sebbene per castigo divino il neonato si ammalerà e morirà. Il secondo figlio della coppia diventerà invece il preferito del padre e uno dei più famosi re di tutti i tempi, Salomone.
Vi racconto la vicenda e vedrete che sarete d'accordo.
I protagonisti son tre: re Davide, Urìa e la di lui moglie Bathsheba.
Tre caratterizzazioni: un monarca vanitoso, un capitano fedele e una donna colpevole di essere bellissima.
Re Davide è nel suo palazzo, non riesce a dormire e passeggia lungo le terrazze nella speranza di conciliare il sonno.
Una guerra infuria alle porte del regno ma lui non è con i suoi uomini. Non esattamente quello che ci si aspetterebbe da un comandante ma tant'è.
Insomma, re Davide passeggia e ammazza il tempo finchè non gli capita di mettere gli occhi su Bathsheba che, inconsapevole, sta facendo il bagno nel cortile di casa propria. Il marito non c'è: è in guerra per conto del re.
Re che non perde un attimo di troppo e manda subito un messaggero a ordinare a Bathsheba di vestirsi come una regina e raggiungerlo nelle sue stanze. Re Davide aveva già nove mogli, non aveva certo bisogno di Bathsheba. Lei è un capriccio, una voglia, un sì che non può diventare no. Il resto è di contorno all'immensa vanità del sovrano.
Io la immagino, Bathsheba, con la sensibilità di una donna moderna ma nei panni di una una di 30 secoli fa. Le verrebbe voglia di mandarlo al diavolo, oh sì. Specie quando, dopo aver fatto i suoi comodi con lei, la rimanda a casa carica di doni.
"Per chi mi avrà preso – avrà pensato Bathsheba – come tutti gli uomini ritiene di potermi comprare, il mio corpo e il mio silenzio. Ecco la considerazione che ha di me."
Bathsheba è poco più di un'ombra: non è una donna volitiva, tuttavia non ci sentiamo di condannarla come moglie infedele. Esegue un ordine del re, come ne avrebbe eseguito uno del marito. Non sente di aver scelta.
E qui torniamo a Davide: si deve attingere a davvero grandi doti, per aver sedotto chi non poteva rifiutare. Ma vabbè. La Bibbia non è Dan Savage, quindi saltiamo pure le connotazioni di ordine sentimentale, la parte sul consenso e via discorrendo.
Pensavate il fattaccio fosse questo? Vi sbagliate.
Succede che Bathsheba resti incinta. Re Davide deve trovare una soluzione veloce per salvare la faccia e l'onore. Allora fa richiamare in permesso premio il fido Urìa, lo rifocilla di tutto punto e, sperando di potergli attribuire poi la paternità del nascituro, gli ordina di passare la notte con la moglie - chè se l'è meritato, bravo il suo soldato.
Solo che Urìa non ci sta: non se la sente di lasciare i servi, non se la sente di abbandonare i commilitoni, preferisce dormire con loro invece di godere delle grazie della sua sposa.
Il piano del re va a monte per la troppa lealtà di quest'uomo. Uno che viene descritto come un militare tutto di un pezzo, onore e mostrine, uno che si permette di dissentire guardando il sovrano dritto negli occhi, non come un subalterno ma da pari.Che misera figura per re Davide, nonostante sia un tiranno che possa fare e disfare a suo piacimento: l'onda si infrange contro lo scoglio, la dignità oscura la forza.
Potrebbe prendersi le sue responsabilità, il re, tuttavia non credo che sia un epilogo contemplato dalle Scritture di 3000 anni fa. Se siete dell'umore adatto, a questo punto potete partire con l'ascolto compulsivo di Sting e accorgervi della cantonata che ha preso. Davide non è innamorato perso di Bathsheba. Qui non c'è il tormento, lo struggimento, un sentimento contrastato. Qui c'è l'esercizio più feroce del potere. Il re può tutto, quindi abusa della propria posizione per far sua la donna di un altro. Il re è padrone quindi decide di rimandare Urìa in guerra, con una missiva per il suo generale: fare in modo che il capitano sia posizionato nella mischia così da morire in battaglia. Urìa cadrà vittima di un'imboscata del nemico, trafitto da 100 spade. Re Davide sposerà Bathsheba e legittimerà il figlio, sebbene per castigo divino il neonato si ammalerà e morirà. Il secondo figlio della coppia diventerà invece il preferito del padre e uno dei più famosi re di tutti i tempi, Salomone.
venerdì 8 novembre 2019
"Another Brick In the Wall"
Era tranquillo, Schabowski, sebbene non avesse avuto modo di leggere in anticipo le nuove, temporanee misure in materia di spostamenti. Era tranquillo, Schabowski, nonostante non fosse stato presente alla discussione di quel testo. Era tranquillo, Schabowski, pur se non si era concesso neppure un breve aggiornamento su qulle norme. Tempo non ce n'era, neppure quello di una pausa sigaretta. In fin dei conti, cosa poteva mai andare storto? Si trattava solo di declamare qualche frase senza commettere errori – ricordate? - e di parlare in tedesco. Due cose che avrebbe potuto fare a occhi chiusi.
Quello che non aveva considerato, però, era l'insistenza di quattro giornalisti. Ascoltata la recita della direttiva come da programma, questi quattro reporter iniziarono a fare domande. E domande. E ancora domande. "Perchè diamine gli occidentali fanno tutte queste domande", avrà pensato Schabowski. "Hanno avuto di che scrivere, che scrivano." Invece no. La pressione sale. Schabowski non sa cosa rispondere, si paralizza, improvvisa, può mai fare scena muta? A turno, e a più riprese, in quattro diverse occasioni, Riccardo Ehrman, Peter Brinkmann, Daniel Johnson, Tom Brokaw incalzano Schabowski. Il politico si trova a dover ammettere che sì, non esistono più impedimenti a lasciare la DDR e transitare verso un altro Stato, che liberamente è possibile attraversare i confini. Con effetto immediato. Alle 7.17 l'edizione serale del principale telegiornale della Germania Ovest riporta la notizia: questione di minuti ed è la "breaking news" mondiale.
La notte avanza e con essa centinaia di berlinesi Est. Si dirigono verso i checkpoint del Muro: c'è incredulità, incertezza ma anche una certa elettricità nell'aria, come quando sta per accadere un temporale o un terremoto. E lo sconquasso è evidente al tenente colonello Harald Jager, guardia di frontiera con l'ordine di sparare a vista contro chiunque tentasse di attraversare le recinzioni. Dalla DDR non arrivano istruzioni sul da farsi. Il comando è muto. La tensione aumenta, la folla diventa incontrollabile e il militare prende l'unica decisione che sembra sensata: aprire i varchi, ed evitare una carneficina. Finisce un'Era. Finisce la Guerra Fredda, finiscono la disperazione, la disumanità, la divisione e rinasce la speranza nel cuore dell'Europa ancora segnata dal conflitto mondiale. Oggi i muri li stiamo ricostruendo, diventando feroci e agguerriti. Vale la pena spendere due parole su quel 9 novembre 1989, perchè siano i moniti della Storia a parlare, a ricordarci i mostri che abbiamo dovuto combattere e quale prezzo – altissimo – è stato già pagato. Perchè solo chi non conosce la Storia è destinato a ripeterla.
Laura Landi
martedì 15 ottobre 2019
Once Upon a Time in America
Qualche tempo fa ho guidato per un paio d'ore e così mi son tornati in mente i viaggi in auto per gli Stati Uniti e il Canada. East Coast, Golfo del Messico, Sud e Nord. Stanotte ho perfino sognato il Cracker Barrel, fate un po' voi.
Gli USA mi mancano. Amati e odiati, ma più amati che odiati. Vabbene, è bastato viverci tre mesi per mettere su 7 chili, però la magnificenza di certi spazi sconfinati me la porto nel cuore. I colori del foliage nel New Jersey e nel Maine, Halloween a Salem, gli addobbi natalizi di NY, il Carnevale a New Orleans, il Vermont ricoperto di neve, l'Alabama tempestosa, Miami e la sua luna gigante e tantissimo altro: non c'è un singolo luogo o momento che non ricordi con stupore. Le porzioni giganti di cibo, i ristoranti a tema, il messicano di Waltham ché ci prendevi una porzione di enchilladas e ci mangiavi per tre giorni - colazione inclusa - : tutto, tutto parla la lingua della saudade. Le foreste del Massachusetts sono il mio rifugio mentale tanto insolito quanto efficace. Non vedo l'ora di tornare negli Stati Uniti con Nadia. In realtà, ciò che più conta per me è trasmetterle l'amore per i viaggi. Tutti i luoghi che ho visitato mi son rimasti nel cuore e talvolta non necessariamente i più esotici si son rivelati essere i più affascinanti. C'è un profondo incanto, ad esempio, nelle foreste di conifere scandinave o nel sole di mezzanotte in Lapponia. Pensavo: sopporterò il freddo e porterò anche lei in visita al villaggio di Babbo Natale. Poi, succede che ti capita in dotazione quella bambina che non vuole sentire parlare di Santa Klaus manco per sbaglio: i regali, a lei, li consegna solo la Befana. Ed ecco che ti sovviene Woody Allen, o forse era John Lennon. Insomma, la vita è quello che ti succede mentre fai altri progetti. Di viaggio o di vita.
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